Mi guardava con gli occhi accesi di un buio profondo.
“E’ capitato... semplicemente, è capitato…”
Una pausa profonda e, il suo sguardo adesso cercava un punto immaginario nel muro davanti a lei. Il cuore mi batteva forte, si piegava su se stesso ad occupare tutti gli spazi del suo vuoto profondo, non doveva passare, non doveva passare quella lama sottile…
“Quasi per caso, ci siamo incontrati al supermercato… non lo conosci, è l’ex marito di una mia cara amica, mi ha soccorso ai parcheggi, ho quasi perso i sensi per un abbassamento di pressione… poi, mi ha portata al pronto soccorso. Poi, a casa sua…”
Non volevo sapere altro… anzi, forse volevo sapere tutto, volevo tutti i particolari, forse dovevo farmi male veramente per capire, per allontanarmi, per smettere…
Ma, non era una malattia che si cura quello che provavo, era un dono incondizionato, mi portava ancora da te a cercare - spinto da una forza arcana che non riuscivo a combattere - il senso di tutto questo. Il mio abbraccio di vento ti scompigliò appena i capelli, neri e lucidi di Sole… seguii il profilo del tuo viso con uno sguardo cadente per perdermi un attimo sulla tua bocca. La mia, la porta dei miei baci… scassinata e spalancata alle intemperie altrui.
Immobile, avrei voluto chiederle mille cose, mille stupidi particolari, che potessero servire a capire… o forse a trovarle l’ennesimo alibi… ma, non osavo, non la volevo infastidire.
Dentro me, trovavo pure spazio per l’ironia… d’altronde, pressione bassa… è normale che avesse bisogno di una “pompatina”…
Poi… spinta da chissà quale forza uterina, ha preso il sopravvento…
“Ma che sono tutte queste domande? Sono stata molto male dopo… sembra che davvero ti piaccia sentirmi dire quanto sto da schifo dopo, per causa tua…”
Per causa mia… ci sono troppe cose che non ho capito mai delle donne, forse avrei dovuto pure smettere di provarci .
“Scusami, hai ragione, ho fatto solo mille domande stupide”.
Lei mi guardò con gli occhi velati di un colore indefinito, centrifugati d’anima torbida …
“Sei tu, che hai aiutato molto a questo…”
Che frase strana, mi rimbombava ancora forte, rimbalzando tra le pareti dure del cranio. Un ticchettio continuo, una palla impazzita alla ricerca di uno sfogo.
Poi la strada, una via d’uscita a farla volare fuori di me… un varco aperto nel cranio dalla mia Beretta d’ordinanza… libero, finalmente, adesso avevo la testa leggera…
Occorrente:
1 sesso debole (a voi sta la scelta)
1 Beretta
by
abcorda
(
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