Daily Suicides

Ogni giorno un suicidio diverso! (blog vietato ai minori di 18 anni)
martedì, 07 aprile 2009

Suicidio n°293: Unico testimone, la Luna piena

L'ascensore saliva.
Secondo piano. L'uomo che scese mi salutò, togliendo finalmente lo sguardo dalle mie caviglie sottili, eleganti, sopra i 9 centimetri dei tacchi a spillo.
Pensai solo che si può morire anche cadendo dal secondo piano, se si cade male.
Il mio appartamento era al decimo.
Girai la chiave, prima di entrare raddrizzai col piede il tappetino davanti alla porta.
Posai la borsa della spesa sul tavolo.
Senza sistemare nulla tirai subito fuori il vino: l'ultima sbronza meritava un Brunello di Montalcino del '95. Vino da meditazione.
 
Bevuti tre quarti della bottiglia decisi che avevo meditato abbastanza.
L'alcool era entrato in circolo, m'aveva aiutata a sciogliere quel nodo all'altezza del diaframma.
Ero calma, ora, e nonostante tutto lucida.
Aprii la porta finestra della cucina ed uscii sul balcone.
Sporgendomi, osservai il punto in cui sarei caduta.
Vidi il mio corpo nell'angolo di verde tra il vialetto e lo scivolo di cemento che portava ai box sotterranei. Mi vidi nella scena di un film, sdraiata a pancia in giù.
Le mani appoggiate al suolo, la testa voltata di lato, come dormissi.
Unico segnale di morte: un rivolo di sangue che usciva dalle labbra violacee.
Ma sapevo che non sarebbe stato così. Sapevo che non sarebbe stato un bello spettacolo.

Mentre il vento invernale mi colpiva il volto feci mente locale.
Avevo fatto tutto: cancellato tutti gli SMS che avrebbero potuto far pensare ad una delusione d'amore, troppo banale per me; fatto sparire i diari, le fotografie, i ricordi.
Sì, avevo fatto tutto.

Non volevo lasciare ricordi a chi avesse cercato. Volevo non rimanesse alcuna traccia della mia vita, né alcun motivo apparente per la mia morte. Perché non c'era motivo.
Tranne la disperazione che mi accompagnava da anni.
La sedia era già al suo posto, mi bastò sollevare con slancio una gamba, poi l'altra, salire sul bordo della ringhiera e senza esitazione lasciarmi cadere nel vuoto.
Unico testimone, la Luna piena.

Occorrente:
1 appartamento al decimo piano
1 bottiglia di buon vino rosso
1 sedia
disperazione quanto basta

by bellystar
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postato da suicidatore alle ore 12:31 | Permalink | commenti (19) / commenti (19) (pop-up)
categoria: rapido, doloroso, sanguinolento, massacrante



Commenti
#1    07 Aprile 2009 - 12:41
 
Il buon vino rosso buon consiglere di vita, ma di troppo uso ...
:-))))
un caro saluto e
Buona Pasqua!!!!!!!!!!!!
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#2    07 Aprile 2009 - 15:52
 
Bellissimo racconto, mi ha fatto venire i brividi, è molto triste. la protagonista, la sua precisione, l'eleganza, l'ordine, tutto in ordine in apparenza sotto quella disperazione che si porta dentro da anni e sulla quale si stratificano nuove infelicità e il vino che scioglie il nodo dell'indecisione, non quello di ciò è drammaticamente irrisolto in lei.
P. S. (Per Sui) Se t'interessa oltre al Sagrantino di Montefalco che ti sei scolato l'altra sera, ho anche il Brunello di Montalcino, che fai sali da me?
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#3    07 Aprile 2009 - 18:09
 
Mi hai fatto venire un groppo alla gola perché una mia amica ha deciso di farla finita nello stesso modo... poi il sorriso della luna piena ha stemperato la tensione. Bello. Ciao, Pietro.
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#4    07 Aprile 2009 - 18:20
 
Molto triste e molto freddo.
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#5    07 Aprile 2009 - 18:29
 
mi è piaciuto molto
(peccato, tacchi alti e vino rosso sono un modo di brindare alla ripresa, alla rinascita...)
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#6    07 Aprile 2009 - 19:44
 
Bel racconto in cui la protagonista è ben delineata nella sua personalità e nel suo male di vivere, molto intenso e commovente.
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#7    07 Aprile 2009 - 20:01
 
Sui, c'è stata una nuova scossa di terremoto, ho paura!
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#8    07 Aprile 2009 - 20:58
 
Hmmm!!...ma qual'è il vino da meditazione?

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#9    07 Aprile 2009 - 20:59
 
Don't worry Hawy ;-))

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#10    07 Aprile 2009 - 21:00
 
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#11    07 Aprile 2009 - 21:17
 
Per questo racconto non mi dispiace un brano del genere :"Moon over Bourbon Street" di Sting in una versione alternativa "al femminile".
MOON OVER BOURBON STREET
Ciao, Ivram, io ho paura, per questo chiedevo "conforto" a Sui, ormai è diventato una sorta di piccolo "nume tutelare". Qui a Roma le scosse si avvertono e fanno davvero impressione ed inoltre non si può non pensare a chi sta vivendo più direttamente questa tragedia.

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#12    07 Aprile 2009 - 22:53
 
Il salto finale è uno di quei suicidi che non riesco ancora a progettare. Ne penso tanti, ma temo che quello del tuffo sul cemento sia troppo doloroso.
Vidi una donna che si era lanciata forse da un quinto piano, e la posizione irriproducibile del corpo a terra la diceva lunga sugli scricchiolii che doveva aver subito. Da un decimo poi..forse assumendo la precisa posizione a proiettile, braccia lungo il corpo e tesi come un fuso, si può ridurre il dolore al minimo e il corpo stesso di un buon trenta per cento in meno. Diciamo fino alle spalle o poco più.
Ma ci sono di mezzo i tre quarti di brunello che depistano dalla perfetta esecuzione di tale performance. No, credo che ci assocerei una cinquantina di pasticche di tavor e buonanotte ai suonatori.
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#13    07 Aprile 2009 - 22:59
 
Fattore però da non sottovalutare negli ingredienti: disperazione quanto basta. Si, penso che quando la disperazione esondi gli argini di sicurezza, anche la conta di una cinquantina di compresse possa diventare troppo faticoso. Col salto c'è meno da pensare.
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#14    08 Aprile 2009 - 05:54
 
Buongiorno, Ciao, Suicidatore!
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#15    08 Aprile 2009 - 09:34
 
tu ispiratore di suicidi ,dimmi rispondendo al mio post di oggi,dove inizia il possibele ciao.
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#16    09 Aprile 2009 - 16:48
 
Come potete scrivere queste cose quando tanti sono morti a causa del terremoto?
utente anonimo

#17    09 Aprile 2009 - 17:34
 
Cosa c'entra? O si comprende il senso delle cose, leggendo attentamente, se se ne ha voglia, o si evita di dare giudizi e di lasciare questi commenti. Il dolore per le vite spezzate da questa tragedia è un dolore di tutti noi, senza ipocrisia e falsi moralismi che trovo offensivi.
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#18    09 Aprile 2009 - 18:10
 
Non vedo né ipocrisia né falsi moralismi nella mia domanda (non giudizio o commento).
Restituisco il consiglio di leggere attentamente prima di giudicare offensive le parole altrui.
utente anonimo

#19    09 Aprile 2009 - 18:34
 
Allora, se non è nè un commento, nè un giudizio, ma una semplice domanda, io da semplice lettrice del blog ti rispondo che il dolore e le tragedie sono la realtà con cui non si scherza, ma si fanno i conti tutti i giorni, questo blog non irride certo alle tragedie, qui i racconti sono di fantasia e sono il pretesto per dire altre cose. Nello specifico del tuo discorso puoi leggere il racconto 294, se ne leggi anche i commenti capirai come la pensano i lettori del blog, oltre al suo autore.
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